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Diario


31 agosto 2008

Nick Cave and the beed seeds: quando il lorciume diventa poesia



Una raccolta doppia di successi, ascoltata qualche volta e poi messa da parte per chissà quanto tempo...Questo era stato il mio approccio al grande Nick Cave.
Poi un giorno ho preso un album per caso (a 5 euro e 90!) e ho fatto girare i brani....Si tratta di Kicking against the pricks , un album fato di cover, molto ascoltabile e con alcune perle assolute come le cover di Hey Joe di Hendrix e quella di All Tomorrow Partie's dei Velvet Underground.
Sebbene non si tratta del miglior album del Re Inchiostro e dei suoi fedeli Bad Seeds, l'essenza di quella musica mi colpive molto: tormentata, notturna, epica, un suono spesso sporco, lorcio, fatto di lampi in una stele nera...Quell'album mi ha spalancato le porte sull'universo di Nick Cave: quando il lorciume diventa poesia, quando la canzone puo diventare epica senza alcuna retorica.
Non c'è ricerca della forma , non c'è una sola virgola banale o scontata in questa musica, e poi la sua voce..be mamma mia che brividi....in un mondo (quello della musica oggi), assolutamente artefatto, che mira al profitto attraverso la facile melodia, intrisa di un romanticismo da scuola media e di un senso dell'esistenza medio, comune, proletario, ascoltare Nick Cave è roba per pochi eletti, credete me........Prendete per mano "From her to eternity" o "The first born is dead", e la prima cosa che vi chiederete è  "Ma questo è malato?". Sbagliato...E' profondamente viscerale, una musica che striscia in modo meschino e lorcio, fatta di mostri che diventano forme musicali...
Tuttavia partire da questi album per avvicinarsi a Cave è errato, meglio andare gradualmente.
Vi consiglierei "Henry's dReams", album mozzafiato, fatto di ballate sporche ed irresistibili, un decadentismo eroico su sonorità molto americane, facile rispetto ad altri lavori di Cave ma non per questo banale. O ancora meglio cominciate da "Murder Ballads", album simbolo delle suono di Cave, diciamo un compromesso tra "The first born is dead" e "Henry's dream". 
Anzi direi ancora meglio, cominciate da "Abbatoir blues/The lyre of Orpheus" , uno dei suoi ultimi lavori, un doppio lavoro poetico e notturno, in cui la facilità di ascolto della ballata si sposa col tipico tocco decadente di Cave, col suo carisma unico e coivolgente....
Lasciate decisamente perdere Cave se siete amanti delle facili melodie, del suono pulito, di quella musica che sublima e ricerca la forma.  Qui infatti c'è solo sporcizia, c'è puzzo e un uomo che appena si intravede nella penombra. Ma il lorciume puo diventare poesia?Pare proprio di si... 




permalink | inviato da giorusselli il 31/8/2008 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 aprile 2008

una vita incredibile....

 


Platone, Socrate, i santi padri delle origini, libri misteriosi ed introvabili, il santo graal, la cabala, Nostradamus, i più grandi pensatori della nostra storia....vi invito ad accantonare per un attimo qualsiasi accesso agnostico alla verità (sebbene io stesso sia un agnostico, convinto sostenitore dell'elitarietà della virtù), e di avvicinarvi per un attimo a questa straordinaria figura, quale è quella di Tiziano Terzani. Devo ammettere di aver avuto qualche difficoltà ad avvicinarmi: quel libro così ben stampato e rilegato, la stessa copertina de "La fine è il mio inizio", il primo libro che ho letto di Terzani, sapevano tanto di letteratura facilona e sbrigativa. Poi una pagina dopo l'altra, ho divorato quel libro, dalle cui pagine riluceva un amore per la vita ed un senso della vita che molto si avvicinano al mio modo. Una cultura antilibresca , antiaccademica, fatta di un confronto vivo e diretto con la vita, fatta di un'esistenza spremuta fino all'ultima goccia, tanto che l'autore arriva a definire il momento della sua morte come un momento sereno e felice.
Il senso è nel non senso, ossia nella vita stessa, nella ricerca smaniosa dell'attimo, lontana dalle ideologie e dai grandi sistemi di pensiero, in un'idea romantica ma senza decadenza.....in quel meraviglioso equilibrio che nasce nella ricerca e nell'attimo vissuto...




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25 marzo 2008

Mother fucker...yo man




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25 marzo 2008

into the wild.....

 


Quanti hanno mai pensato di abbandonare tutto e tutti e fuggire via per lande selvagge, attraverso fiumi e monti immersi in un'eternità mai scalfita? Be se qualcuno di voi ci ha mai pensato, almeno una volta nella vita e per lo meno nella propria testa si è immaginato a zonzo per il globo senza alcun legame con persone o materia umana, libero dagli affanni e le illusioni del quotidiano, se qualcuno ci ha davvero pensato, credo debba vedere questo film, che segna tra l'altro l'esordio alla regia di Sean Penn. La storia è quella del giovane MacCandless, studente di successo di buona famiglia, che dona in beneficenza i propri soldi accumulati durante gli studi e parte alla scoperta di se stesso in un ideale ricongiungimento con la natura attraversando territori freddi e dominati dalla dura legge della natura.  Storia realemente accaduta anni fa negli Usa, colpisce all'animo e solleva lo spettatore per due ore da qualsiasi affanno o problema del quotidiano. Due cose colpiscono in particolare : Innanzitutto gli splendidi scenari dell'Alaska e del South Dakota dove la pellicola è stata girata, e che ricalcano realmente gli spostamenti del giovane MacCandless, davvero da mozzafiato. Altra gemma del film è la colonna sonora di Eddie Vedder, frontman dei Pearl Jam, per l'occasione scopertosi intimista e poetico.
Da non perdere. 




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22 novembre 2007

Khrome Dreams II

 
Khorme Dreams II è il titolo del nuovo lavoro dell'ormai sessantenne Neil Young. Non che abbia ancora molto da dire alla musica , potrebbe dire qualcuno, ma il suo tocco è unico e lo si avverte ancora oggi, aggiungo io. Di gran lunga migliore di Praire Wind, quest'album ha in se diverse cose: alcune ballate acustiche come quella di apertura "Beautiful Bluedird" e "Shining light", e la natalizia "The Way", accompagnata da un simpatico coro di bambini.
C'è spazio per la sontuosa e forse un po prolissa "Ordinary people",e per la bellissima "Box Car".
Ma sono i pezzi centrali dell'album a sbalordire per la loro carica. Ad oltre sessantanni il grande Neil è ancora capace di incredibili cavalcate elettriche come gli oltre undici minuti di "Hidden Path", che ricorda molto alcuni pezzi del suo passato glorioso. Splendida e selvaggia anche "Spirit Road", pezzo da Hyghway americana, e la punkeggiante "Dirty old man", che riporta alla memoria pezzi della fase "Grunge "di Neil come "Fuckin up", quando i Perl Jam e i Nirvana lo avevano eletto come loro padre spirituale.
Mi sembra un album davvero bello, carico di energia e di sonorità calde scandite da una voce e una chitarra che il tempo sembra aver solo impreziosito. Cosa aspettarsi ancora per il futuro? E chi se ne fotte, intando godiamoci questi sessanta minuti di Neil Young puro ed autentico.

Giovanni




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18 ottobre 2007

Lunga vita al Boss...


 
E'uscito Magic, il nuovo album di Springsteen. Dopo i suoni campestri e festosi di" We shall Over Come", album tributo a Pete Seeger, il mitico Boss torna a suonare con la E Street Band nel suo nuovo lavoro. Il sound è quello di sempre, carico, viscerale, scandito dalla sua voce carismatica e da una musica non particolarmente elaborata o ricercata ma sempre molto coinvolgente ed accessibile. Nel pezzo di apertura "Radio Nowhere" c'è tutto il sound del Boss: pieno, travolgente, a cavallo tra rock e ballata d'autore. Splendido il pezzo che da il titolo all'album ,"Magic", ballata epica e calma, fatta di atmosfere intime ed avvolgenti, ma tutto l'album brilla a partire da "Living in the future", pezzo che riporta il Boss dietro con gli anni a testimonianza di una incredibile longevità artistica che non sembra avere declino....Che dire..Lunga vita al Boss




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10 ottobre 2007

una serata con Morgan.Capirai..




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19 luglio 2007

La top 50 by frank zappa,igorstrawinsky e il grandelebowsky

 

I 50 album selezionati non sono stati nelle posizioni secondo un ordine di preferenza…Altrimenti sarebbe stata dura la scelta!

1)Antologia. Madredeus.

In questo album tutto il meglio dei Madredeus, band regina del fado portoghese. La musica è di una bellezza sopraffina, condita da atmosfere intime, a tratti liturgiche. Un canto lontano, religioso e carico di amore. Una musica eterna.

2)Astral Weeks . Van Morrison.

Disco di enigmatica bellezza. Atmosfere languide e surreali. Jazz e pop si intrecciano in un album che presenta ballate struggenti e dolcissime. Meraviglioso.

3)Hot Rats- Frank Zappa

Disco fluido e travolgente. Willy di Pimp è davvero una sega mentale ed anche Gumpo Variation è un pezzo devastante e folle. Ma tutto l’album è tipicamente Zappiano, folle e trascinante.

4)Bryan Later. Nick Drake.

Poetico e struggente come gli altri album. Manca però l’approccio cupo e a tratti pessimista degli altri due album. Nick Drake è la vetta assoluta del folk inglese, forse della musica leggera in generale.

5) Live in Australia with the Melbourne Orchestra- Elton John.

Nei primi anni settanta Elton John ha prodotto delle autentiche perle. Si tratta di un pop facile ed anche in parte commerciale intendiamoci, ma con spunti di classe ed originalità unici, senza nulla da invidiare ai Beatles. Questo live del 1974 è in collaborazione con la Melbourne Simphony Orchestra. Bellissimo.

6)Volume 4 – Black Sabbath

In questo album tutto il fascino dark e il suono spesso e travolgente dei Sabbath.

7)Omonimo – Rage Againsts The Machine

Energia allo stato puro, atto di guerriglia musicale. Questo album è vietato ai cardiopatici, un’inezione di adrenalina pura nel più tipico stampo dei Rage. La chitarra di Morello è piu inkazzata della voce da comizio in un centro sociale di De La Rocha.

8)Koln Concert. Keith Jarrett.

Album enigmatico ed affascinante. Lunghi monologhi pianistici estatici ed introspettivi per questo filosofo del pianoforte.

9)Goodbye and Hello. Tim Buckley.

Difficile scegliere un album fra quelli di Tim Buckley, tutti incredibilmente intensi e carichi. Questo lavoro è più lineare e facile da digerire. In esso alcuni pezzi bellissimi come la pacata “Morning Glory” e la carismatica “No man can find the war”, canzone che apre l’album. “Once I Was” , il mio pezzo preferito, sembra un vecchio canto di guerrieri, tra leggenda e realtà, carico di speranza e di amore.

10)London Conversation. John Martin

Mi fu consigliato da un amico a me molto caro, quando io non conoscevo John Martin. Si tratta di un folk scarno e semplice, tra blues e ballata d’autore. Da brividi la versione di “Don’t think twice it’s allright” di Dylan . Da sola vale tutto l’album, nel quale peraltro spuntano almeno altri 3 4 pezzi bellissimi.

11)A kind of blue. Miles Davis

Non ascolto spesso il jazz. La musica è un territorio sconfinato da esplorare e bisognerebbe perdersi in questo mare. Tuttavia questo album di Miles Davis rappresenta per me un’isola felice nel mondo del jazz, a me ancora oscuro.

12)Ry Cooder. Paris, Texas

Ry Cooder è un grande artista. In quest’album, colonna sonora dell’omonimo film, regala atmosfere intime ed avvolgenti, scandite da una musica scarna e senza tempo.

13)Frank Zappa. Make it a jazz noise here

Dal vivo Zappa offre il meglio di se. Questo doppio cd live offre uno Zappa in grande forma, tra la Carmen, il Padrino, bizzarre escursioni fiatistiche e metafisici monologhi chitarristici.

14)Neil Young. Live at the Massey Hall

Ho scoperto da poco il grande Neil e da pochissimo questo straordinario disco, pubblicato pustumo 36 anni dopo la sua uscita. La musica è semplice, le ballate offrono uno scenario fatto di solitudine e di pace interiore. Che mito…

15)Ennio Morricone. The Mission

Colonna del bellissimo film con Jeremy Irons e Robert De Niro, tra l’altro uno dei miei film preferiti. Il tema del film è di una dolcezza struggente e trasporta in un mondo onirico e surreale.Morricone scrive una delle più belle musiche per film di sempre.

16)Allmann Brothers Band. At Fillmore East.

Questo live è una vera sega. Escursioni chitarristiche da brivido tra sonorità blues e qualche tocco di jazz. Pezzi lunghi e trascinanti, da vera e propria rapina mentale. Si chiude con Wipping Post, pezzo stratosferico, dopo alcune esecuzioni mozzafiato della band.

17) Bob Dylan. Time out of the mind

Quest’album dell’ultimo Dylan è un piccolo gioiello. Ballate lunghe dal sapore un pò notturno, scanditi dalla sua voce carismatica e raschiata dall’usura del tempo.

18)Glenn Gould. Goldberg Variation.

Adoro Bach e quest’opera in particolare credo esprima bene ciò che lui rappresenta per me. Equlibrio, armonia, pace, ed una profonda tensione verso l’infinito.

19)Bruce Springsteen. Live in N.Y.City

Difficile scegliere un album del Boss. Tuttavia questo live lo amo particolarmente. Insieme alla sua mitica E Street Band, c’è tutta l’energia e il carisma del mitico Boss.

20)Crosby, Still, Nash and Young. For Away Street

Live mitologico della band maestra della west coast. La versione di Southern man è da non credere, quasi dieci minuti di delirio di onnipotenza musicale…Anche Ohio, pezzo che ricorda l’uccisione da parte di alcuni soldati sotto la presidenza di Nixon di alcuni manifestanti è stratosferica.

E poi che belle quelle ballate di Neil Young riarrangiate in versione acustica. “Cowgirl in the send”riecheggia immortale e solitaria nella notte di C.S.N.Y.

21)Creedence Clearwater Revival. Green River.

Che forza I Creedence…e poi sono la band preferita di Drugo!Cazzooooo….Scanzonatissimi e freschi tra country e blues, con la mitica voce di John Fogherty e ritmi campestri.

22)Pink Floyd. The Division Bell

Per me questo è una gran bel disco. C’è tutto il sound dei Pink Floyd, tra atmosfere noir psichedeliche, e improvvisi bagliori. E poi la chitarra di Gilmour è immortale.

23)Jimi Hendrix. Vodou Soup

Hendrix è una masturbazione metafisica estatizzante. Un po come alcune pagine dello Zarathustra.

Impossibile scegliere un album su tutti , tuttavia alcuni si fanno preferire ad altri specie per la qualità del suono. Quest’album è duro, sporco, irresistibile.

24)AC DC Back in black

Quest’album è un distillato di puro hard core. Scritto poco dopo la morte di Bonn Scott la prima voce della band australiano, quest’album ha decisamente una marcia in più di qualsiasi album di qualsiasi band rock o metal del momento!

25)Queen. A night at the Opera

I Queen sono un altro capriccio della mia adolescenza, come E.J., e i Dire Straits. Ho scelto quest’album perke spesso lo ascolto ancora tutt’oggi e perke in esso c’è tutto il suono dei Queen tra pezzi sinfonici operistici, macchiette di Mercury, pezzi corali come “You’re my best friend”, momenti di intimismo come “Love of my life” , pezzi di rock duro e deciso, e la mitica “Bohemien Rapsody”.

26)J.J. Cale. Master Collection

La musica non deve mai incalanarsi in una spirale virtuosistica o essere composta di inutili e sterili tecnicismi esasperati. Ascoltare J.J.Cale per credere: la semplicità di ritmi folk blues, scanditi da una chitarra fine e di classe sopraffina e dalla sua voce particolarissima. Un artista splendido.

27)Velvet Underground and Nico.

Quest’album è una pietra miliare del rock d’ispirazione paranoico-psichedelica. La voce di Nico e quella del grande Lou Reed si inseriscono in pezzi spesso allucinati e fuori dal tempo. Grande album. Irripetibile band.

28)The Band. The Last Waltz

Questo irripetibile e sontuoso concerto ha in pratica chiuso a metà anni settanta la carriera della mitica Band. Incredibile parata di miti a questo concerto: da Neil Young a Bob Dylan, da Ringo Star e Ron Wood a Van Morrison e Joni Mitchell. Freschissimo….

29)Fabrizio De Andrè. Canzoni

La versione di Desolation Road di Dylan è splendida…e poi Le Passanti è forse la mia canzone preferita di De Andre’…Molto bella anche la versione di Suzanne di Leonard Cohen. Ma tutto l’album è bellissimo…

30)Led Zeppelin. Remasters.

Gli Zeppelin sono una band rock fantastica. Rudi, acidi, pieni di energie sotterranee, unici…Come alcuni loro pezzi…Robert Plant ha una voce acida e penetrante e Jimmy Page è un chitarrista unico nel suo genere.

31)The Byrds. Mr Tambourine Man

I Byrds sono un vero e proprio zuccherino musicale. Pezzi dolcissimi e corali, scanditi da un buonismo melodico e dalla chitarra psichedelica di David Crosby. Stupende le versioni di pezzi di Dylan come “Mr Tambourine Man” e soprattutto la mielosa “Chimes of freedom”, vera perla dell’album.

32)Bob Dylan. Hyghway 61 Rivisited

Like a Rolling Stone a metà anni sessanta apriva degli scenari musicali inauditi per l’epoca. Quei primi 15 secondi ti aprono davanti un mondo meraviglioso…Poi arriva “Tombstone Blues”, pezzo irresistibile da suonare nello scandinato umido di una vecchia casa in campagna o in uno sporco bar di periferia. Si chiude con Desolation Road, passando per altri 3 o 4 pezzi travolgenti e bellissimi. Si puo chiedere altro?

33)Leonard Cohen. The best of L.C.

Intimo, intenso, delicato, tra un bicchiere di vino e una luce soffusa. Cantautore straordinario, incredibilmente caldo, sembra che la sua voce sussurri all’orecchio in modo dolce e delicato…Unico, senza nulla da invidiare a Dylan o ad altri cantautori folk dell’epoca…

34)Jeff Buckley. Grace

Fragile e tormentato come il padre. Una voce angelica e cristallina, un angelo caduto per poco su questa terra…La versione di Halleluja di Cohen è una delle cose più dolci ed inquietanti che abbia mai ascoltato. Tutto l’album è splendido.

35)U2. More than live.

Questo live uscito in edizione limitata presenta il meglio dei primissimi U2. Pezzi meno celebri e cover splendidi, quest’album è un distillato puro del suono coniato da The Edge and com. , un glamour rock splendido fatto di fulgide illuminazioni chitarristiche ed affascinanti escursioni vocali…e poi i primi U2 avevano un che di notturno e di sotterraneo affascinante…da gustare..

36)Tom Waits. Used Songs.

Tom Waits è un artista che fonde nella sua musica jazz e ballate d’autore, con una voce unica ed inconfondibile. In questa raccolta degli anni settanta ci sono le cose migliori. Un artista unico e carismatico, di recente anche in alcune pellicole cinematografiche.

37)Rolling Stones. Exit on Mail Street.

Questo doppio album degli Stones è una pietra miliare della loro vasta produzione musicale….Loro sono proprio al top della forma. Oltre ad una serie di rock and blues freschissimi escono fuori alcuni pezzi mitici del loro repertorio: School su tutti, ma anche la reahgheggiante Tumbling Dice

38)Joni Mitchell. Blue

Joni Mitchell ha una voce calda ed intima e questo abum è straordinario senza mezzi termini. Folk Pop semplice e scarno, alcune ballate di solo piano e voce bellissime ed avvolgenti, a testimonianza che la bellezza della musica va ben oltre virtuosismi e tecnicismi esasperati.

39) Peter Gabriel. Secret world live.

Peter Gabriel è un artista straordinario. Nella sua musica confluisco elementi diversi fondendosi bene: la musica etnica, l’elettronica e la sua bellissima voce in uno schema solo apparentemente pop. Bellissime le versioni live di Steam e Come talk to me, pezzo che apre questo celebre live.

40)Frank Zappa. Absolutely free.

Questo album testimonia più di ogni altro la follia e genialità di MR.Zappa. Il disco non ha nessuna forma musicale definita ma spazia tra schizofreniche rapsodie di impostazione rockettara a improbabili e scanzonate ballate in stile marinaresco. In “invocation and ritual dance of the young pumpkin”si ferma il mondo in 6 minuti di delirio musicale.

41)Metallica. Master of puppets.

Pietra miliare del decalogo dei maestri del Metal moderno. I primi 4 pezzi sono irresistibili, la musica è dura e selvaggia, le atmosfere soffuse ed affascinanti.

42)Massive Attack. Mezzanine.

I Massive Attack sono i maggiori esponenti del trip pop, genere nato negli anni 90. La musica scorre sotterranea, le voci sono calde e sensuali, ne vien fuori un suono nero e incalzante.

43)Prodigy. The fat of the land.

Album strepitoso, irresistibile, un vero e proprio cimelio dell’elettronica. “Breath”, “Firestarter”, “Diesel Power”, sono pezzi dotati di una carica selvaggia e distruttiva senza precedenti in un’elettronica che guarda molto al metal. Anche i video sono splendidi.

44)Bob Dylan. Blood on the tracks

L’album che preferisco della prima produzione Dylaniana. “Tangle up in blue” pezzo di apertura del disco è un brano arioso e pieno di solarità, ma in molti pezzi riluce una sofferenza smorzata in una calma maestosità che sul piano musicale si traduce in ballate un po nostalgiche ma mai sentimentali o romatiche, sempre domate verso stati di equilibrio.

45)Deep purple. Burn.

I Deep purple fanno un rock duro, corposo, spesso, unico. Questo album è tra i miei preferiti. Rock spesso di impostazione blues duri e trascinanti, scandititi da una voce e una chitarra epica.

46)Bruce Springsteen. Live in Dublin.

Il boss rende omaggio a Pete Seeger con questo concerto. La musica è campestre, scandita da ritmi gitani e festosi uniti a sonorità irlandesi. Una festa di due ore, con il palco gremito di musicisti della Seeger Session.

47)Neil Young. After the gold rush.

Il grande Neil in uno dei suoi primi e piu begli album. Ci sono alcune delle cose più belle della sua produzione e consentitemi dell’intera storia del rock. Ascoltare per credere “Southern man”o “Don’t let me bring you down”. Per non parlare della splendida balata che da il nome all’album. Immenso.

48)Lou Reed. NYC Man

In questo doppio album ci sono delle vere gemme di questo mostro sacro del rock di ispirazione paranoica. Ho eletto “Pale blue eyes”a colonna sonora del mio nuovo stadio di vita che sto vivendo.

49)Vinicio Capossela. Camera a sud.

Non amo molto gli artisti dal sapore pedante e le ballate con i testi eccessivamente elaborati. Questo album di Capossela è un’eccezione. Troppo bello da ascoltare sorseggiando del buon vino…

50)Iron Maiden. Best of the beast.

Mamma mia che rock….non credo si possa chiedere di meglio, questi Iron Maiden, quelli degli anni ottanta non credo possano competere con nessuna band rock moderna. Carismatici, tecnicamente fantastici, irresistibili negli attacchi e nelle improvvise fughe…Alcuni pezzi sono da morire.




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17 maggio 2007

Orhan Pamuk...Oriente ed Occidente

 

Si fa un gran parlare oggi di Occidente e di Oriente, identificando spesso ed in maniera erronea due società con i loro dogmi religiosi, quasi come se essi fossero le leggi eterne ed immutabili del loro dna. Orhan Pamuk, lo scrittore insignito quest’anno con il premio Nobel per la letteratura, affronta il tema del rapporto tra le due culture praticamente in ogni sua opera. Scorrendo le pagine de “Il mio nome è Rosso”, emerge un’analisi sottile e penetrante non solo dei rapporti tra oriente ed occidente ma soprattutto sul confronto tutt’oggi in corso nell’ambito della società islamica tra tradizione  e modernità.  Nel testo di Pamuk le due correnti sono rappresentate da due maestri di Miniatura, in pratica l’arte raffigurativa islamica, spesso utilizzata per le raffigurazione del Profeta e la rappresentazione  delle Sure nel Corano, ma anche per rappresentare la vita di corte del sultano, sacralizzandone la figura. Il rapporto tra Maestro Osman, fedele ai maestri di Herat ed alla tradizione miniaturistica persiana ed ottomana poi e Zio Effendi, influenzato dai pittori europei e da quelli italiani in particolare, racchiude perfettamente questo rapporto. Il fedele, stando alla tradizione ortodossa, dipinge ciò che vede, e ciò che vede è in Allah. L’infedele europeo dipinge ciò che guarda, dando vita autonoma ad oggetti e persone del mondo ed appendendo questi ritratti sfocia nell’idolatria.

La tecnica della prospettiva che dona realtà alla raffigurazione riprendendo le cose così come esse sono nella realtà è inaccettabile, in quanto pone l’arte pittorica al servizio del mondo e delle cose e non di Allah. Altra questione fondamentale è quella dello stile e della firma che implica una riflessione sul tema dell’individualità. Per la tradizione il miniaturista non deve avere un proprio stile ne tantomeno apporre una propria firma: con ciò egli si pone nell’abbraccio di Allah e la sua opera si colloca in un servigio alla volontà di Allah. C’è quindi un’omologazione dell’individualità in una collettività che si disperde e si adagia al servizio di Allah. I pittori europei, con la loro smaniosa ricerca di grandezza e di unicità, pongono la loro arte al servizio di se stessi e per la propria grandezza. Qui c’è forse la chiave di lettura delle due società: quella occidentale, secolarizzata e in cui l’individuo è posto all’affermazione di se stesso anche nella manifestazione artistica, e la tradizione islamica ortodossa, che annulla l’individuo nel servigio ad Allah.

 La questione è complessa se si pensa che l’Islam è oggi spaccato tra modernismo e tradizione, e che se per un verso subisce l’influenza e il fascino dei bagliori accecanti dell’occidente, per un altro verso la risposta è spesso l’estremizzarsi di questa ortodossia, che si spinge sino ai margini del terrorismo.

 

Giovanni




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26 aprile 2007

25/4/2007: Pamuk e Garbarek

 




Mentre ascolto Jan Garbarek, ho tra le mani “Il mio nome è Rosso” di Pamuk. E’stata una giornata noiosa, di quelle che ti procurano quel sottile e sgradevole mal di testa.

Pamuk è uno scrittore di notevole ricchezza linguistica e di grande talento. Garbarek è un mistico, la sua musica è sufficiente a creare un ambiente noir e ricco di suggestioni massoniche senza alcun diavolo presente. Pamuk mi sta facendo molto riflettere su una differente forma artistica tra l’occidente e il mondo islamico e nel contrasto tra i pittori occidentali volti all’affermazione del proprio individualismo e del proprio ego e gli anonimi miniaturisti di Herat c’è forse una grande verità storica che induce a riflettere anche sul presente.

Garbarek ti lascia immaginare un ambiente con una luce soffusa, con alcune candele a bruciare nella penombra, donne di cui si intravede appena il viso, un suonatore misterioso ed affascinante assorto in una sorta di estatismo musicale. Ma c’è di più: una voce femminile si staglia su sonorità glaciali e senza tempo, mentre dalla finestra aperta, nella notte più pesta che mai riluccica un cielo stellato senza luna.  Pamuk fa rivivere un mondo che non esiste più, ma di cui esistono sentori e traccie, e chi è stato ad Instanbul e si è perso nelle miriadi di colori, di profumi e di aromi di mercanzie, e nella varietà incredibile di genti e di strade tra varie culture architettoniche e con un’anima che pare avere mille e mille strade vorticose dove pullulano stoffe e pesci, salmovar di acqua bollente e spezie, carne lasciata ad essiccare e frutta, anticaglie e tappeti provenienti dalla Persia, frutta secca ed antiche miniature del Corano, solo chi è stato li, in quel mondo travolgente e ricco di un fascino storico che non ha prodotto nessuna verità ma ha creato solo un vorticoso turbinio di anime e cose, può comprendere. Strano questo connubio, ma immagino Garbarek suonare in modo glaciale il suo sax sul Bosforo, magari alle spalle di una vecchia moschea, magari quando la notte si specchia su quelle acque illuminando di sbieco l’antica Costantinopoli. Immagino quel suono diffondersi per le strade deserte di Instanbul, posarsi sulle gradinate in pietra di una grande chiesa bizantina, toccare le mura che l’imperatore romano Teodosio volle edificare per fermare l’avanzata dei popoli slavi, irrompere su per i quartieri più sporchi e malfamati, dove i bambini tirano colla e barboni dormono nella loro miseria tra spazzatura e mura osside di carbonio. Immagino che quel suono tocchi le acque del Corno d’Oro, e penetri nel vecchio palazzo del Sultano, il Topkapi Sarai, nel vecchio Harem dove l’anima delle donne che li vissero sacrificate è rimasta imprigionata e nelle stanze magnifiche e spoglie.




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